Testi di Studio

Il Corso Nazionale di Formazione Insegnanti  e Istruttori Yoga prevede uno studio approfondito di 3 materie inerenti le Scienze Tradizionali dell’India, in particolare: la Psicologia dello Yoga (Samadhi e Sadhana pada) e la Psicologia del Samkhya per la formazione insegnanti e la Psicologia del Samkhya per la formazione istruttori. Gli esami richiedono il superamento di un test scritto con quiz a risposta multipla e un colloquio orale mirato ad uno scambio tra docente e corsista. Essi hanno lo scopo di migliorare la preparazione, solidificare e maturare la comprensione degli insegnamenti appresi.


Yoga e salute olistica
Qual è il significato di Yoga? In che modo la nostra salute può essere recuperata sui vari livelli antropologici, passando dal piano fisico a quello psichico per poi procedere verso la dimensione dell’anima? Dal più antico studio sulla natura umana, quello del saggio Patanjali, ci pervengono suggerimenti preziosi per ritrovare armonia e benessere grazie a metodi semplici e naturali che ci riconducono ad una consapevolezza maggiore di noi e dell’universo.

Yoga e Ayurveda
Le  discipline Yoga e Ayurveda si integrano a vicenda in un percorso che prevede la continua ricerca dell’equilibrio.  Lo Yoga ricerca questo attraverso le pratiche che Patanjali ha sistematizzato in otto fasi* e l’Ayurveda attraverso quella conoscenza della vita che Charaka ha descritto nel suo trattato di medicina. Questi due sistemi propongono un modello di vita integrato per risolvere in modo naturale gli ostacoli dell’esistenza incarnata al fine di raggiungere un elevato livello di consapevolezza attraverso il mantenimento di un corpo sano ed efficiente e una mente lucida ed equilibrata. Salute e benessere sono quindi gli effetti di uno stile di vita che aiuta a comprendere la reale essenza dell’individuo.

Asana
Le asana, oggi, sono l’aspetto più conosciuto della disciplina dello yoga in occidente, specializzata negli ultimi anni nella stimolazione di muscoli, nervi, tessuti e ghiandole. La pratica delle asana che rende il corpo forte ed elastico è per questo ben accetta e molto diffusa in palestre e associazioni culturali. Tradizionalmente esiste un senso rappresentativo e simbolico contenuto nelle posizioni che integra la pratica fisica con rimandi ai fondamentali della universale visione dello Yoga.
Le asana disciplinano anche la mente, non solo il fisico, infatti la simbologia delle posizioni rappresenta e si collega spesso alla tradizione spirituale indo-vedica, veicolando contenuti e sintesi proprie di questa filosofia.

Pranayama
La scienza del respiro o pranayama è una antica pratica di particolari tecniche attraverso cui si possono controllare e superare le influenze dei tre guna per elevare il proprio livello di coscienza. Nello Yoga classico attraverso questa pratica si può sviluppare pratyahara, ovvero il distacco dagli oggetti dei sensi, condizione basilare per iniziare le tre pratiche interiori dello yoga dette antaranga, che sono rispettivamente la concentrazione (dharana), la meditazione (dhyana), e l’assorbimento (samadhi).
La presenza del prana indica la presenza della vita, in opposizione al concetto di morte che secondo la tradizione vedica è sempre e solamente riferito al corpo fisico.

Anatomia e Fisiologia
Un interessante ponte tra Oriente ed Occidente è dato dallo studio comparato tra l’anatomia occidentale e quella millenaria ayurvedica.
A differenza dell’anatomia occidentale, di approccio essenzialmente di tipo materiale e strutturale, l'Ayurveda mostra un metodo più olistico ovvero studia come le informazioni passano da una parte all'altra del corpo e della mente. Per l'Ayurveda il corpo fisico dell’essere umano consiste in un insieme di organi, sistemi e apparati, strutturati a loro volta da sette tessuti chiamati dhatu, che svolgono la loro azione in canali, gli srota.
Sushruta celebre medico ayurvedico (vissuto nel V sec. a.C.) definisce così lo stato di salute: "L'individuo sano è colui che ha i tre umori (dosha), il fuoco digestivo, i componenti tissutali e le funzioni escretorie in buon equilibrio, e che ha lo spirito, i sensi e la mente sempre compiaciuti".

Introduzione al Pensiero Psicologico Indiano - L’India e l’Occidente
Nel passato la Psicologia è stata messa a fuoco, all’Est come all’Ovest, prevalentemente dai filosofi. La Psicologia occidentale è un prodotto della Filosofia e della scienza occidentali, mentre la Psicologia indiana deriva dalla Filosofia e dall’esperienza introspettiva indiana. Oggetto di studio della Psicologia indovedica è la reale identità del sé, la pura coscienza, principale attributo di ogni forma di vita e fine di ogni espressione di pensiero. Scopo di questo studio è, in primo luogo, quello di indicare differenze e similitudini tra i due sistemi psicologici attraverso un breve confronto tra i contributi apportati dai filosofi occidentali, a partire da Platone fino ai tempi moderni, e quelli delle maggiori Scuole della millenaria tradizione indovedica.

Psicologia e Filosofia della Bhagavad-gita
Nella Bhagavad-gita l’insegnamento conclusivo è la bhakti, la strada che può condurre ogni individuo alla riscoperta dell’eterna relazione d’amore che lo unisce all’Essere supremo; una via che passa per la completa reintegrazione della persona nell’ordine socio-cosmico, grazie alla quale essa può conseguire tutti i propri fini terreni e nel contempo riscoprire la propria natura divina.
La Bhagavad-gita suggerisce un’attitudine di grande equilibrio dinamico tra i contrari, azione e non-azione, ottenuto grazie ad una conoscenza di ordine superiore che consente all’individuo di realizzare un alto senso del proprio dovere contingente in uno spirito di rinuncia all’effimero; un’attitudine distante tanto da un’adesione acritica all’immanenza quanto da una fuga verso una
trascendenza astratta, negatrice dei valori terreni e dispregiatrice della materia. La Bhagavad-gita esorta infatti ad un agire pieno ma distaccato, efficace ma non mosso da volontà di possesso e di potere, religiosamente offerto con gioiosa devozione come sacrificio a Dio.

Psicologia e Filosofia del Samkhya
Il Samkhya sostiene la pluralità delle coscienze individuali (purusha) ma riconosce l’unità nella diversità. Questa filosofia spiega che la diversità fra le condizioni di vita degli organismi più semplici e quelle dei più evoluti è dovuta solamente al grado di sviluppo della loro coscienza e alla loro triplice natura o guna (sattvika, rajasika o tamasika). Il Samkhya afferma l’esistenza
indipendente della materia ma postula la mancanza di coscienza della stessa e proclama che tutta la vita è una combinazione di Coscienza (purusha) e materia (prakriti).

Sadhana pada
La seconda sezione del trattato di Patanjali affronta il tema della disciplina dello Yoga. L’obiettivo è quello di fornire allo studente gli elementi fondamentali per sviluppare le qualità necessarie alla ricerca interiore, iniziando dall’osservanza di principi etici e valori morali strumentali al controllo della mente. In questa sezione si descrive lo Yoga in otto fasi (Ashthanga Yoga).

Psicologia dello Yoga
Studio sistematico della Scuola Yoga di Patanjali. La dottrina di quest’ultima è contenuta nella celeberrima opera Yogasutra, un’antica quanto famosa raccolta di aforismi sullo Yoga, che probabilmente costituisce il più antico trattato scientifico di Psicologia. Lo Yoga fornisce strumenti di vario ordine e grado per favorire l’evoluzione psichica e spirituale, per rendere l’intelletto capace di afferrare concetti, forme ed emozioni, altrimenti inaccessibili. Tra le pratiche più importanti e conclusive per la rielaborazione e la sublimazione dei contenuti mentali vengono descritte quelle di concentrazione (dharana) e di meditazione (dhyana) che, se correttamente eseguite, portano alla percezione diretta della realtà, sia fisica che metafisica (samadhi). Tra le varie forme meditative suggerite dai rishi, i saggi-veggenti, cantori della rivelazione vedica e messaggeri del Divino, il devoto abbandono a Dio (Ishvara-pranidhana) appare come la predisposizione interiore ideale per il raggiungimento del più alto successo nello Yoga.

Psicologia e Filosofia delle Upanishad
La cultura dell’antica India trova una delle sue espressioni più significative nel pensiero filosofico e psicologico delle Upanishad, opere che rivestono una posizione di indiscutibile rilievo all’interno della millenaria letteratura vedica. Unendo la profondità della speculazione filosofica ad un linguaggio, insieme discorsivo e simbolico, capace di rendere accessibile anche all’uomo comune la saggezza fisica e metafisica della civiltà vedica, la letteratura upanishadica offre l’opportunità di intraprendere un viaggio di conoscenza all’interno e all’esterno di sé stessi, poiché indaga le varie dimensioni della realtà individuando interazioni, collegamenti e corrispondenze, e fornisce spiegazioni approfondite sui differenti stati di coscienza dell’essere e sulla personalità umana nelle sue molteplici componenti.

Psicologia e Filosofia del Vedanta
Tra i sei Darshana astika, il Vedanta è sicuramente il più noto e il più studiato e commentato; non a caso costituisce anche la base della maggior parte delle Scuole di pensiero dell’Induismo.
Il termine Vedanta significa ‘conclusione dei Veda’, a dimostrazione che quest’opera, che tratta in modo particolare la natura del Supremo Brahman, contiene il distillato di tutta la speculazione della letteratura sapienziale dell’India.
Nel Corso di Filosofia saranno analizzati i principali sutra attraverso il commentario dedotto da uno dei principali teologi della Scuola personalistica vedantica, mentre nel Corso di Psicologia gli elementi principali della Filosofia del Vedanta sono interpretati in chiave psicologica secondo due fra le maggiori Scuole: l’Advaita-Vedanta di Shankara e la Vishishta-Advaita di Ramanuja.

*Scienza descritta negli yoga sutra di Patanjali con le seguenti otto fasi: yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana, samadhi. È conosciuta come Ashtanga Yoga.