Contesto e Fonti della Letteratura dello Yoga e la Disciplina Ashtanga

La conoscenza dello Yoga è fondata sulla concezione ciclica del tempo (kalachakra) e quindi una datazione in senso storicistico-lineare di tipo occidentale finisce per essere di non grande significato. Questo spiega anche perché gli studiosi di solito incontrano difficoltà  nell’inquadrare autori ed opere della civiltà vedica in un contesto cronologico esatto, come dimostrano molte date stabilite in maniera convenzionale e che, proprio per questo, finiscono per avere una verosimiglianza al quanto dubbia. In virtù di queste ed anche altre considerazioni, molti autorevoli studiosi considerano oggi artificiosa ed impropria la scansione temporale della storia, della letteratura e della religiosità dell’India convenzionalmente fissata in periodo vedico, brahmanico e induista, così come è stata elaborata dall’indologia occidentale sul modello della civiltà greca nel modo che segue:

I periodo – Vedico. Corrisponde alla stesura dei quattro Veda o Samhita , convenzionalmente dal 1500 a.C. all’inizio dell’epoca classica greca
II periodo – Brahmanico. Corrisponde alla elaborazione filosofico-speculativa delle Upanishad e alla stesura del Mahabharata. Contemporaneo al periodo classico greco (V sec. a.C.)
III periodo – Induista. Corrisponde alla redazione dei Purana e dei Tantra; dall’inizio dell’era volgare ad oggi.

Questo criterio di datazione proposto dagli indologi occidentali mostra limiti concettuali ed incongruenze evidenti, tra l’altro avvalorate dalle più moderne ricerche scientifiche, specie in campo archeologico. Nei Purana ad esempio  vengono riportate storie antiche quanto quelle contenute nei Veda, e gli stessi Itihasa e Purana sono più volte citati nei testi della Shruti.

LE VENTI UPANISHAD DELLO YOGA NELLA LETTERATURA SHRUTI
Tra tutte le Upanishad esistenti, se ne contano più di trecento, quelle considerate canoniche e riconosciute dalle scuole tradizionali (sampradaya) sono 108 e sono elencate nella Muktikaupanishad. Di queste, quattordici sono ritenute le più importanti in quanto attribuite alle scuole che si rifanno alle samhite vediche. Tra le 108 Upanishad canoniche se ne trovano venti dello Yoga e, di queste, due  sono tra  le quattordici più importanti ovvero la Shvetashvatara Upanishad e la Katavalli Upanishad. Vyasadeva -letteralmente ‘divino compilatore’- è la manifestazione (avatara) cui vengono attribuite le compilazioni dei quattro Veda e delle Upanishad. Di seguito l’elenco delle venti Upanishad dello Yoga suddivise per ogni Veda Samhita.

RIGVEDA:
-Nada Bindu Upanishad.
Discute in dettaglio la meditazione sull’ Omkara ( pranava ). Il corretto metodo di meditazione e di alcuni problemi che si possono verificare  nella pratica.

SAMAVEDA:
-Yoga Chudamani Upanishad.
Racconta la pratica dello Yoga che coinvolge Ajaba Gayatri. Descrive gli stadi dello Yoga, come risvegliare la Kundalini e raggiungere il Brahma Randra.

ATHARVAVEDA:
- Sandilyopanishad.
Questo trattato è tenuto dal saggio Atharvana al saggio Shandilya. Si occupa di Ashtanga Yoga e Brahma Vidhya.
- Mahavakyopanishad.
Conferma che la conoscenza "Che questo sole è Brahma" sarebbe realizzato da canto del Ajapa Gayatri. Spiega la fusione della mente con Brahma.

YAJURVEDA (SHUKLA):
- Sri Jabaladarsanopanishad.
Questo è l'insegnamento del Signore Datthathreya al suo discepolo Sankriti e di come lo Yoga dovrebbe essere fatto, in modo molto dettagliato.
- Hamsoupanishad.
Qui si parla della meditazione  con il mantra Hamsa e viene insegnata da Saggio Gauthama al Saggio Sanathkumara. Il metodo di meditazione sul mantra Hamsa è qui descritto completamente.
- Trisiki Brahmanopanishad.
Questo è l'insegnamento del Signore Surya ad un bramino chiamato Trishiki Brahman. Vengono qui chiariti i dubbi di quest'ultimo circa la definizione del corpo, anima, Karana e pratica yogica.
- Mandala Brahmanoupanishad.
Il Dio Sole insegna al suo discepolo, Yagna Valkya, quanto riguarda il principio dell'anima attraverso la pratica yogica. Sono date definizioni dei vari termini utilizzati nello Yoga. Racconta in dettaglio la pratica yogica e spiega cosa è Sambhavi Mudhra.

YAJURVEDA (KRISHNA):
- Shwethaswadhara Upanishad.
Questa Upanishad è tenuta da un saggio chiamato Swethaswadhara. Maggiore enfasi viene data nella didattica del Sankhya Yoga e della filosofia dell'illusione (Maya).
- Amrutha Bindu Upanishad
Si parla di ciò che è il Brahman e l’atman.
- Amruthanadopanishad.
Questa Upanishad descrive il modo di cantare la sacra sillaba ' Om ', indicata come una lettera nettarea.
- Kshurukoupanishad.
Kshrika significa coltello. Questo testo è così chiamato perché taglia l'ignoranza usando il coltello della saggezza. Questa è una Upanishad  che descrive in dettaglio lo Yoga e la sua pratica.
- Thejo Bindupanishad.
Questa Upanishad è l'insegnamento del Signore Paramashiva a suo figlio, Subrahmanya. Si parla in dettaglio delle pratiche Yoga, definisce Chinmathra Swarupa, Athmanubhava, Jivan Muktha e altro.
- Dhyana Bindu Upanishad.
La meditazione sul Pranava e Ajabha Gayatri  sono trattati in dettaglio.
- Brahma Vidhyoupanishad.
Insegna i metodi per il raggiungimento del Brahman attraverso la meditazione. Sottolinea il ruolo di un guru e spiega perché Sruthi è più importante di Pramana.
- Yoga Thathvoupanishad.
In questo testo si trova l'insegnamento del Signore Vishnu a Brahma. Vi si descrive la pratica yogica. Esso enumera anche le fasi dello Yoga, e descrive come riconoscerle.
- Yogashikopanishad.
Questo è l'insegnamento del Signore Maheswara al Signore Brahma. Si occupa di temi come Mukti, Shakti, Nadha, Chaithanya e Yoga.
- Yoga kundalinyupanishad.
Parla di Kundalini e pratica yogica.
- Varahopanishad.
Parla della Brahma Vidya e del corpo di Varaha. Il Signore Vishnu come Varaha racconta come Lui dovrebbe essere meditato e adorato. Si occupa anche nel dettaglio circa le fasi dello Yoga.
- Kathopanishad.
La Kathopanishad è divisa in sei Valli (letteralmente ‘rampicante’). Il Valli, proprio come una pianta rampicante per definizione, è fissata alle Sakha (o rami) dei Veda. Questa Upanishad è anche divisa in due Adhyaya (capitoli) di tre Valli ciascuno. Questa è una delle Upanishad più belle, in cui vengono date le verità eterne nella forma di una narrazione. Il racconto è tratto dalla Taittiriya Brahmana (3-11-8), con alcune variazioni poiché nel Brahmana la libertà dalla morte e della nascita si ottiene con il compimento di un sacrificio, mentre secondo la Upanishad si ottiene solo dalla conoscenza.

I TRATTATI DELLO YOGA NELLA LETTERATURA DELLA SMRITI
La letteratura Smriti comprende: i Purana, le Ithihasa, gli Shastra, I Tantra, i Sutra e i Vedanga.

Purana.
I Purana, suddivisi in Maha-purana (Purana maggiori, diciotto in totale) e Upa-purana (Purana minori o secondari, anch’essi diciotto), vengono attribuiti al saggio Vyasadeva (letteralmente ‘divino compilatore’) che li ha appresi per rivelazione divina. Al grande Saggio vengono attribuite anche la stesura del Mahabharata e la compilazione dei quattro Veda (ivi comprese le diverse parti della sapienza rivelata quali Mantra, Brahmana, Aranyaka, Upanishad, e Sutra). Vyasa, avatara di Vishnu-Krishna, è chiamato anche Dvaipayana, ‘nato sull’isola’ a motivo della sua nascita avvenuta su di un isola della Yamuna. A tal motivo i Purana sono posti sullo stesso piano delle Samhita vediche e considerati, unitamente alle Itihasa ‘il quinto veda’, come confermato dalla Chandogya Upanishad. Tra i Purana, lo Shrimad-Bhagavatam (o Bagavata Purana) occupa una posizione di spicco in quanto è ritenuto il commentario originario dei Vedanta-sutra, ciò viene spiegato nel Bagavata-purana stesso (I canto, II capitolo, terza strofa), dove si afferma che tale Purana è Shruti sara: ‘l’essenza della Shruti’ e quindi, in ultima analisi, essenza del Vedanta che rappresenta il fine della Shruti.

In questo testo si trovano dei capitoli specifici sullo Yoga:

  • III canto capitolo 28 – Gli insegnamenti di Kapila tracciano il percorso dell’Ashtanga Yoga o Yoga in otto fasi, ripercorrendo i principi di Yama e Niyama, le Asana, il Pranayama e la meditazione guidata sul Divino.
  • XI canto capitolo 14 e 15 - Krishna spiega a Uddhava il metodo e le perfezioni dello Yoga.

Itihasa
Alle Itihasa appartengono i due poemi epici in lingua sanscrita del Mahabharata e del Ramayana, che costituiscono il corpus metastorico della civiltà arya. Nella tradizione letteraria della Shruti, il Mahabharata viene celebrato, insieme al Ramayana e ai Purana, come ‘il quinto veda’. L’influenza di quest’opera all’interno del corpus letterario indovedico è testimoniata da Suta Gosvami, uno dei principali narratori del Mahabharata, quando la definisce con le parole Karshnam vedam (lett. ‘il Veda di Krishna’), attribuendole il potere di purificare l’uomo da tutte le attività contrarie al Dharma, l’ordine cosmico, e di renderlo partecipe dell’immortalità (sat), della sapienza (cit) e della beatitudine (ananda). Parte di questa opera è composta dalla Bhagavad-gita in cui si trova il livello più alto della descrizione dello Yoga con particolari riferimenti alla disciplina dell’Ashtanga Yoga al sesto capitolo.

Sutra
Di notevole interesse i sei Dharshana, i sistemi filosofici del pensiero indiano classico, convenzionalmente elaborati alcuni secoli prima dell’era cristiana ma codificati solo tra il II e il IV secolo d.C. Tra questi i ‘Yoga Sutra di Patanjali’, testo di riferimento di tutte le scuole di Yoga, e il Samkhya: la filosofia che si studia tradizionalmente insieme allo Yoga. Questi due trattati appartengono al gruppo astika, ovvero quelle opere che fondano la loro dottrina sull’autorevolezza dei Veda e in un senso più moderno definite teistiche. Anche se dal punto di vista filologico sembrano databili in epoca storica, questi darshana sono universalmente considerati di origini orali antichissime ed hanno esercitato un’influenza notevole sulle successive scuole di pensiero, non solo indiane.

I TRATTATI DELLO YOGA NELLA CULTURA RELIGIOSA INDIANA SVILUPPATESI DAL IV SECOLO D.C.
A partire dal IV secolo d.C.  nella cornice religiosa del tantrismo si riscontra un importane momento di trasformazione della cultura dello Yoga con una maggiore attenzione all’azione rituale e a quella delle tecniche meditative. Qui si trova il più ampio collegamento agli aspetti tecnici, compresi quelli delle asana e del pranayama che restano comunque integrati alla visione cosmologica del Samkhya, all’impianto degli Yogasutra di Patanjali e al contesto iconografico-religioso-spirituale del corpus letterario della Smriti, di cui la Bhagavad-gita ne è l’espressione più alta ed importante.

Hathapradipika
Di questo trattato oggi abbiamo una redazione risalente al 1629 d.C. Il suo autore è Svatmarama, letteralmente ‘colui che trova piacere nel Sé’, figlio di Sahajananda e allievo di Shrinatha. Il suo nome era Cintamani e scrisse quest’opera con lo scopo di offrire una serie di conoscenze utili alla realizzazione spirituale(1) per condurre il praticante alla suprema dimora di Vishnu (2).

Gherandasamhita
In questo trattato di orientamento vishnuita troviamo gli insegnamenti di Gheranda il quale descrive al proprio discepolo, Candakapali, la scienza del ghatastha-Yoga; ovvero la disciplina del corpo in funzione della realizzazione spirituale. Egli descrive che l’assorbimento in devozione, bhakti, è l’espressione dello Yoga supremo (3). Il più antico manoscritto oggi reperibile è datato 1802, ma per le sue caratteristiche è considerato essere anch’esso codificabile intorno al XV secolo d.C.

Shivasamhita
Questo trattato di recente datazione (1867) e di autore anonimo descrive il dialogo tra Shiva e Parvati. Egli racconta che la Kundalini è la potenza materiale di Vishnu costituita dai tre guna (4) e che la ripetizione incessante dei suoi nomi (Vishnu - Harinama sankirtana) permette di ottenere il rapido successo dello Yoga (5).

Haribhaktivilasa
Questo testo, attribuito in origine a Shrila Sanatana Gosvami, descrive delle tecniche di respirazione (pranayama) e la loro applicazione per predisporre la mente del praticante alla meditazione con mantra. Srila Sanatana Gosvami (1488-1558) era il fratello maggiore di Sri Rupa e di Sri Anupama. Sin dai primi anni della sua vita Egli era spontaneamente attratto dalla logica, dalla filosofia, dalla retorica e dal messaggio teistico dello Srimad Bhagavatam.

Jogapradipika
Questo trattato di Yoga compilato da Jayatarama riporta 85 asana descritte e per dare l’idea della sua completezza ricordiamo che contiene tutte le 26 posizioni già trattate nello Hathapradipika a cui, per ammissione autografa, l’autore si è ispirato. Jayatarama era discepolo di Payahari, conosciuto anche come Krishnadasa, il quale occupò il trono di Galta (Jaipur). La linea disciplica di questa scuola risale alla sampradaya di Ramanujacharya del sud India, che attraverso Ramanandi sadhu nel XVI si è insediata nel nord attraverso la missione della Rama bhakti School. Jayatarama risiedeva a Vrindavana e nel 1718 d.C. scrisse questo testo in lingua locale (Brajabhasi) dove in particolare, oltre a descrivere un numero corposo di tecniche Yoga di asana, pranayama e mudra, riporta anche gli effetti psico-emotivi delle stesse.

IL SUMMUM BONUM DEI TRATTATI DI YOGA
Dopo aver presentato 29 testi dello Yoga possiamo tracciare il collegamento e le influenze che gli stessi hanno avuto tra di loro. È necessario premettere che la letteratura Shruti e Smriti citata è tradizionalmente composta per volere divino attraverso il suo rappresentante Vyasadeva. Questo corpus letterario nel suo insieme è difatti denominato apaurosheya, ovvero di natura non umana. Ciò detto è possibile comprendere quanto la Bhagavad-gita, trattato di Yoga che esprime la rivelazione diretta del divino, ne sia il testo di riferimento più importante, conosciuto per questo anche come Gitopanishad.
In merito invece alla letteratura Yoga proveniente da commentari e manuali possiamo riconoscere, senza dubbio, che il riferimento primo sono gli Yoga sutra di Patanjali poiché, oltre che esprimere una disciplina già presente nella Smriti e nella Shruti, per la loro saggezza e conoscenza sono stati di ispirazione ai successivi testi. Patanjali è quindi il collettore tra la rivelazione dello Yoga e i successivi manuali delle pratiche fisiche in merito all’Ashthanga Yoga che, già descritte nelle Upanishad, nei Purana e nella Bhagavad-Gita, vengono da lui sistematizzate con un linguaggio tanto succinto quanto chiaro e funzionale.

A tal motivo tutta la letteratura manualistica troverà in Patanjali il riferimento primo e indiscutibile.

Note:

1) Hatapradipika cap I-1,2
2) Hatapradipika cap III-109, cap IV-100
3) Gherandasamhita  cp. V-1
4)Shivasamhita cap. V-59
5) Shivasamhita cap III-34