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La terapia dell’attenzione – Dharana di Fabio Pitti

Yoga e diabete di tipo 2 (DMT2)Nella tradizione Yoga ci sono tecniche particolarmente indicate per la terapia del benessere, esse fanno capo a un principio unico chiamato dharana, ovvero “attenzione”. Tutte le tradizioni spirituali, compresa quella dello Yoga, hanno posto al centro della loro ricerca il Divino, il principio spirituale supremo che pervade tutto ciòche è visibile ed invisibile. Lo sviluppo della comprensione di sé inizia con l’armonizzazione di questa prima componente della facoltà della psiche, in quanto la capacità di potenziare la dote dell’attenzione coincide con l’ampliamento della visione interiore e delle potenzialità della coscienza. La disciplina Yoga, per favorire questo processo, ha codificato tecniche specifiche e in particolar modo tre aree d’intervento conosciute come: prana dharana, pancabhuta dharana e pratyahara.

Queste aree d’intervento possono essere praticate attraverso quattro differenti tipi di azioni per mezzo delle quali si può sviluppare il principio benefico di dharana, esse sono:

manodharana: la concentrazione della mente;

pranadharana: la ritenzione del prana in particolari parti del corpo;

dhyana: la visualizzazione;

pratyahara: il distacco degli oggetti dei sensi.

Il processo di avvicinamento al Divino richiede una grande determinazione e soprattutto un confronto impari con le forze della natura materiale, che tendono a coprire e allontanare la percezione della realtà spirituale dalla nostra coscienza.

Il potere delle leggi fisiche che governa il corpo umano sembra essere insormontabile, ma in realtà secondo lo Yoga l’essere umano è in grado di sviluppare un controllo su di esse acquisendo addirittura la capacità di governare le funzioni viscerali, il sistema biochimico e le dinamiche fisiologiche. Questo potere è insito nell’uomo e non è meno reale della liberazione dai condizionamenti e della purificazione del campo mentale, anzi tutte queste potenzialità umane sembrano, secondo la prospettiva Yoga, essere interagenti e interdipendenti.

Come viene descritto nelle Upanishad il macrocosmo grossolano è collegato ad un macro cosmo sottile composto di psiche. Allo stesso modo le funzioni biochimiche e biologiche di ogni singolo individuo sono collegate al sistema nervoso e in gran parte dipendono entrambi dallo stato mentale ed emozionale del soggetto.

Nella via del Bhakti-Yoga l’equilibrio di queste forze avviene soprattutto in virtù della capacità che l’individuo ha di armonizzare il proprio vissuto, azioni ed emozioni orientandole  al servizio del principio unico spirituale, ciò che i religiosi chiamano Dio.

Quando viene meno l’armonizzazione con il piano Divino e si rafforza l’ego si producono tossine psichiche, forze contrastanti e deleterie, che si trasmettono dalla mente al corpo. Le emozioni negative quando invadono il piano logico razionale oltre a mettere in dissesto il campo coscienziale e tutte le sue funzioni sottili che potrebbero essere utili alle percezioni di natura superiore, sono in grado di mettere in crisi anche il sistema biologico, facendo venir meno il suo delicato equilibrio e il suo buon funzionamento. Ciò avviene perché le energie che appartengono al sistema psicofisico sono dirottate dal loro naturale impiego, ovvero la riunificazione con il Sé supremo, e pertanto poiché mal governate diventano pericolose e controproducenti al mantenimento del benessere stesso. Nella medicina moderna questi processi sono ben conosciuti grazie agli studi della Psico-neuro-endocrino-immunologia..

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